Status Minor - Dialog (Lion Music)

Score:

Review

La Finlandia non è un paese che pulluli di metal progsters, a dispetto invece di una grande tradizione scandinava (che vede sicuramente più coinvolta la Svezia e, più a distanza, anche la Norvegia). Di tanto in tanto qualcosa si affaccia anche da quelle parti ed ecco che abbiamo questo debut album dei finnici Status Minor.

Sorvoliamo su questo insolito monicker in latino che non sappiamo bene a cosa alluda e vediamo di concentrarci sulla musica da loro proposta. Innanzitutto, può notarsi come il disco sia davvero ben prodotto e ben suonato, con un sound molto fresco e una buona perizia da parte dei musicisti. Lo stile riprende in modo particolare quello degli Evergrey, con qualcosa anche degli ultimi Vanden Plas e dei Pagan's Mind.

Nonostante ciò, pur dopo ripetuti ascolti,Dialog stenta a decollare. La sensazione è che spesso e volentieri gli Status Minor tendano ad essere freddi, quasi fossero troppo preoccupati di suonare con una tecnica perfetta o con la frenesia di stare pronti a lanciarsi nell'ennesimo inutile assolo. Già, questo è un vizio spesso riscontrabile nei gruppi metal prog e gli Status Minor non ne sono affatto immuni, anzi. Peraltro, va anche riconosciuto come quasi mai perdano di vista la forma-canzone, ma purtroppo non riescono sempre a trovare un giusto equilibrio tra virtuosismi, melodie, progressioni e linee armoniche. Non a caso, l'apice del disco sarebbe dovuto essere la conclusiva title track, un brano di oltre quindici minuti di durata. In realtà, non ci sembra essere così, perché la band si perde tra diversi temi senza riuscire a dipanare bene la matassa, anzi risultando per certi versi troppo derivativa (l'inizio, così come certi successivi passaggi, danno quasi l'impressione di trovarsi di fronte alla brutta copia dei Dream Theater), se non addirittura insulsa, come quando si sentono dei seccanti dialoghi in mezzo al brano. Non che manchino soluzioni brillanti o spunti interessanti, ma sono un po' come delle gocce che si perdono nell'insieme.

Piuttosto, la parte più pregevole dell'album ci sembra essere costituita dalla sezione composta da Stand and Think, Masquerade e Fade Away, nei quali perlomeno la band, oltre a palesare un ottimo amalgama tra gli strumenti, riesce in qualche misura a suonare con più calore, con più trasporto, riuscendo così a trasmettere un minimo di emozioni e mostrando di possedere delle ottime qualità, che deve riuscire in qualche modo a tirare fuori.

Probabilmente affidandosi ad una produzione esterna sarebbero riusciti a guardarsi con occhio più critico, ma è chiaro che questa è solo una supposizione. Quel che è certo è che se il disco si fosse mantenuto sui livelli dei brani poco sopra menzionati, oggi il giudizio sarebbe ben diverso: per ora non andiamo oltre la sufficienza, ma siamo convinti che gli Status Minor con un po' di pazienza diventeranno una realtà molto interessante nel panorama prog europeo.

Elio Ferrara